Il Comune non ha saputo far di meglio che ridare una riverniciata alla segnaletica, invitando ad usare la bici che fa bene alla salute, ma lasciando pressoché inalterata la scarsa rete ciclabile cittadina.

Quello che le Amministrazioni comunali temevano si sta verificando e il traffico automobilistico non solo sta tornando come prima, ma tende a peggiorare. Ora che i trasporti pubblici, per effetto del distanziamento obbligatorio, non riescono più a garantire la quantità di passeggeri pre-pandemia, molta gente considera l’automobile l’unica soluzione alla mobilità e diverse case costruttrici stanno proponendo addirittura l’auto come l’unico mezzo in grado di isolare dalle sostanze nocive presenti nell’ambiente e di purificare l’aria nell’abitacolo.

Il mercato, più veloce delle istituzioni, ha colto l’occasione per trasformare un problema in una grande opportunità di guadagno. Ne approfittano le multinazionali come FIAT Fca la quale, mentre distribuisce sugosi dividendi agli azionisti, chiede allo Stato un prestito da 6,3 miliardi.

Ma  l’Agenzia europea per l’ambiente stima che in Italia le morti premature da esposizione a lungo termine a polveri sottili (Pm10 e Pm2.5), biossido di azoto (No2) e ozono (O3) superino quota 80.000 e quindi ben oltre le vittime da Coronavirus.

Leonardo Setti in una intervista al Manifesto del 21 maggio conferma lo studio effettuato dal suo team di studiosi dell’Università di Bologna, che era già stato pubblicato in marzo e di cui si era parlato su questo giornale e cioè che il coronavirus può legarsi alle PM10 e infettare di più nelle aree inquinate.

Ebbene contro i ricercatori, accusati di voler creare panico, si è mossa una macchina del fango con lo scopo di screditare affermazioni che possono nuocere al mercato dell’auto.

Verona, ciclabile in Corso Porta nuova.

La chiusura pressoché totale del traffico sarebbe stata un’ottima occasione per attuare politiche sulla mobilità al fine di mitigare le emissioni degli inquinanti, migliorare la vivibilità delle città, ridurre i rumori e il costi economici complessivi.

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Il distanziamento sociale richiede spazio e nelle città lo spazio maggiormente disponibile è nelle strade che devono tornare ad essere messe a disposizione delle persone e non delle auto. Alcune città come MilanoNew York CityPhiladelphia e Londra provano ad attuare politiche innovative e coraggiose come la chiusura di molte strade per favorire i pedoni e la mobilità ciclistica . A Londra la tassa di accesso al centro per le auto è stata portata da 11,50 a 15 sterline.

Verona, come ha messo in evidenza l’intervista di Annalisa Avesani a Corrado Marastoni su questo giornale, il Comune, preso in contropiede da decenni di politiche inette sulla mobilità ciclistica, non ha saputo far di meglio che ridare una riverniciata alla segnaletica, invitando ad usare la bici che fa bene alla salute , ma lasciando pressoché inalterata la scarsa ‘rete’ ciclabile cittadina.

Mancano i collegamenti con i principali attrattori di pubblico: ad esempio in Zai dove giornalmente confluiscono migliaia di lavoratori o presso centri commerciali come l’Adigeo o Bricoman. A mio parere l’errore che si continua a fare è quello di dare bonus economici a tutti per comperare la bici, ma zero incentivi per chi la usa davvero.

Peraltro nelle città il coronavirus ha messo in luce che mancano anche gli spazi per i pedoni. A Toronto due artisti circondati da un cerchio di quattro metri di diametro hanno provocatoriamente dimostrato come sia praticamente impossibile girare sui marciapiedi rispettando il distanziamento imposto di 2 metri, mentre le auto, in genere con un solo passeggero, hanno a disposizione oltre tre metri per senso di marcia.

La manifestazione Toronto public space committee.

Hai voglia a dire alla gente di non usare l’auto se poi lo spazio nelle città è per l’80% dedicato a loro! Oramai è talmente acquisito che le strade delle auto siano intoccabili che la lotta per lo spazio si svolge tra poveri. Ad esempio i pedoni contro i ciclisti che invadono i marciapiedi, ma nessuno se la prende con le auto parcheggiate ai lati delle strade che occupano lo spazio che dovrebbe essere dato loro di diritto.

Secondo l’ing. Sergio Deromedis, vice direttore dell’Ufficio Infrastrutture ciclabili della Provincia Autonoma di Trento e autore di un manuale sulle piste ciclabili, siamo tra gli stati più congestionati dal traffico al mondo e gli amministratori hanno una grande paura a trasformare 1 posto auto in 7 posti per le biciclette.

Ha poco senso quindi che le Amministrazioni comunali si lamentino per la ripresa del traffico quando continuano a favorirlo.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

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