Anche nelle manifestazioni più deteriori c’è sempre un versante positivo e sopra i fiumi di spritz galleggia uno slancio di inattesa generosità che influenzerà i nostri prossimi destini.

Il Sindaco si dichiara giustamente incazzato per gli eccessi da movida di venerdì sera in Piazza Erbe e minaccia misure drastiche. Come se nei quartieri non ci fossero tutte le sere assembramenti simili; ma, si sa, per l’amministrazione la città è tutta nel raggio di due trecento metri da Palazzo Barbieri.
Probabilmente le sue pur sacrosante intemerate sarebbero prese più sul serio se si fosse incavolato già ai primi di marzo quando – con il virus già diffuso, decine di intubati e l’inizio della conta dei decessi – offriva parcheggi gratis in centro affinché la gente si riversasse in strada per far “rivivere Verona”.Ma non è il caso di drammatizzare, anche nelle manifestazioni più deteriori a saperlo cogliere c’è sempre un versante positivo e sopra i fiumi di spritz galleggia uno slancio di inattesa generosità che sicuramente influenzerà i nostri prossimi destini.Mi spiego: tutti questi cultori dell’apericena, immortalati corpo a corpo dagli immancabili selfie e reportage fotografici, si sono scambiati per ore aliti, sputazzine, sudori, bicchieri, sorsate dalle bottiglie, tiri dalle cicche. E poi abbracci, carezze, baci sulle guance o alla francese, affettuose spettinate.
Praticamente uno screening a cielo aperto, il sogno impossibile di Burioni e Ilaria Capua: tra qualche giorno senza aver dovuto ricorrere a tamponi, prelievi, provette e reagenti sapremo come andrà a finire. Se la curva dei contagi riprenderà a salire, anche senza le incazzature del Sindaco ci richiuderemo tutti nelle case a doppia mandata e faremo incetta di mascherine; se invece gli indicatori continueranno a scendere (come speriamo) vorrà dire che quantomeno il virus sta diminuendo la sua forza e ci concede una tregua.
E allora si tornerà tutti in Piazza Erbe a far festa ai movida boys e bruciare le mascherine.
Come in tempi migliori si faceva con i reggiseni.

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