2 maggio, ore 11, sede dell’Inps. Con caschetti, scarpe anti infortunistiche, mascherine, guanti e altri attrezzi, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo si si sono dati appuntamento per ricordare al mondo che esistono anche loro.

Siamo abituati ad assistere a spettacoli dal vivo, di danza, eventi teatrali, concerti e siamo abituati ad usufruire di un prodotto già bello e pronto. Un po’ come quando si va in pizzeria: si ordina e la pizza arriva calda e fumante. Ma, per alcuni settori, non siamo abituati a pensare che esistono persone che lavorano per noi, per darci un buon prodotto di cui godere.

Raramente pensiamo che esiste un esercito di lavoratori e lavoratrici che si danno da fare per ore, ad orari impossibili, senza pause pranzo o pause caffè, per offrirci la visione perfetta di un’opera, di un monologo, di un balletto.

Fonici, tecnici luce, light designer, tecnici video, macchinisti, costumisti, scenografi, truccatori… Spesso, non si ha la minima idea dell’organizzazione che si deve muovere per produrre uno spettacolo e talvolta il lavoro dietro le quinte è nettamente superiore rispetto a quello  sulla scena. E il silenzio che ha sempre circondato questa categoria di lavoratori è assordante.

Lavoratori e lavoratrici il cui operato è veramente sacrificio. Non ci sono orari, straordinari pagati, non ci sono ferie, non c’è malattia: si lavora durante la settimana e il fine settimana, a volte per giorni, senza pause e conpoche tutele. Questo perché the show must go on. Non ci si può permettere che qualcosa vada storto, quando un evento è organizzato da settimane, mesi, anni. Si autogestiscono e si auto-organizzano.

Tutto bene, finché non sono stati anche loro sconvolti dal Coronavirus. E sono rimasti (e rimarranno) mesi senza lavoro. Perché, bene o male, tanti settori e tanti lavoratori autonomi sono riusciti a galleggiare, reinventandosi il loro lavoro per un periodo più o meno lungo. Ma chi dà vita agli eventi dal vivo non ha potuto fare nulla, se non aspettare. Gli spettacoli o gli eventi in streaming non hanno visto coinvolte queste professionalità del mondo artistico, perché non si ha bisogno di luci, microfoni, costumi veri per recitare, ballare o cantare davanti alla telecamera del proprio cellulare. E questo impoverisce notevolmente la resa.

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